Un sigaro con Rancore: “Il rap e’ nato da un rancore che si percepiva per le strade” Music

Sicuramente una delle penne più apprezzate del panorama Hip Hop italiano, rime a incastro da far invidia e un attitudine sul palco ormai da veterano nonostante l’età; oggi scambiamo due chiacchiere con Rancore.

Ciao Tarek, partiamo dal nome d’arte Rancore. Come mai questa scelta?

Potrei affermare tranquillamente che è stato il nome a scegliere me. Mi ha sempre spaventato il rancore come sentimento, sembra un sentimento inutile, eppure queste sette lettere ho l’impressione che nascondino un segreto. Il segreto di ciò che risuona ogni volta che nel mondo esiste rabbia non espressa.

Il rap è nato da un rancore che si percepiva per le strade strade.

Il rap svela il segreto.

Rimaniamo sul nome: l’idea di scomporlo come una formula chimica, come è nato e perché.

La mia intenzione era quella di fare in modo che anche una persona che non conoscesse il mio rap, o il rap in generale, capisse immediatamente che colui che aveva ideato quella scritta aveva intenzione di comunicare l’importanza degli equilibri. Equilibri minimi, come quelli chimici, sono fondamentali per la creazione di un qualunque mondo, in particolare quelli fantastici. Il mondo sensibile necessita di 4 apparati in equilibrio, dunque ho scelto 4 elementi per 7 lettere del nome (essendo il logo di Rancore stato creato in ogni caso, per il mondo reale).

Ovviamente ho bilanciato la formula chimica (ero in quarto superiore ed ero ancora fresco di studio), affinché ogni elettrone trovasse una o più case e nessuno rimanesse sfrattato.

Acustico, Elettrico e Slenzio, 3 progetti legati l’uno con l’altro, come mai questa scelta? I tuoi prossimi progetti saranno ancora interconnessi con quelli precedenti?

Tutto è collegato in realtà. Anche tutto ciò che circondò quei dischi.

La scelta mia e di Dj Myke fu quella di incentrare il concept di questi tre dischi proprio sul suono che emanavano, cercando di valorizzare, di studiare, di scoprire, sempre qualcosa in più. Non sono semplici dischi, sono una trilogia che a mio modesto parere vede una rivoluzione creativa in ogni aspetto della storia di questi lavori.

Per il resto tutto è collegato. Quello che è venuto dopo, quello che veniva prima.

Ma quello che verrà in futuro non vedrà collegamenti con nulla.

Forse sono morto e non me ne sono accorto?

Rispondimi tu a questo giro se hai un’idea.

Hai da poco chiuso il “Sunshine Tour” con Dj Myke e a breve parti con il tuo nuovo progetto, una riedizione di “SeguiMe” con ovvie varianti al disco uscito dieci anni fa. Cosa dobbiamo aspettarci e perché questa scelta di non rimanere fermo?

SeguiMe ‘Remind’ 2006 è un lavoro che mi ero ripromesso di fare già da tempo. Dopo ben dieci anni dall’uscita del mio primo piccolo progetto (avevo 15 anni!), e dopo tutto quello che è successo al rap italiano in questi tempi, sentivo la necessità di riprendere quelle vecchie voci e quelle vecchie basi, per ridargli una forma leggermente nuova, ma che non snaturasse in alcun modo i brani originali.

È stato il Rancore del 2006 a viaggiare nel tempo, non il contrario, mi incontrò e mi convinse di questa idea. Il rap oggi è ascoltato e soprattuto realizzato anche da ragazzi di quindici anni, con molti più mezzi di quando lo feci io, che ero l’unico di quell’età credo:) La mia curiosità (anzi, la sua, è il moccioso ad avermi convinto!) di vedere che suono sarebbe uscito provando a restaurare SeguiMe con i mezzi che esistono oggi, mi ha spinto a creare questo Remind.

Oltretutto ho ritrovato strani brani che avevo dimenticato in un vecchio cassetto…saranno contenuti nel pacchetto ma non vi dico ancora come…sono veri e propri inediti realizzati nel 2008!

Far ascoltare oggi alle persone SeguiMe, ossia un disco di dieci anni fa, è pura follia lo so, ma farà capire ancora meglio le scelte fatte in ogni saga successiva a quella.

Sei un giocoliere con le parole: abilissimo nel freestyle ed ermetico nei testi mentre gran parte degli altri rapper preferiscono essere diretti e d’impatto, sei certo che i tuoi testi vengano compresi da tutti i tuoi fans?

No, non ne sono certo, ma non sono certo neanche che chi ho intorno capisca quando apro bocca fuori dalla musica. In realtà i miei testi sono il modo più semplice per spiegare determinate cose che ho in testa e spesso sorrido quando mi dicono che sono troppo complessi, perché significa che non immaginano neanche la profondità reale del significato se già alla sottile superficie si ha paura.

Io non ho intenzione di ricalcare nulla né di complicare nulla. Siamo nel 2016 e il mondo sta finendo perché ognuno combatte la sua verità mentre il mondo si divide. Siamo ancora sicuri di voler comunicare così? Quella strada già la conosciamo.

2 + 2 può fare 4 o 22 ma non è questa la sfida. È il momento di provare, dietro al 2+2, a leggere sempre e comunque entrambi i risultati, iniziando a muoverci piano piano verso il terzo risultato possibile.

Chi cerca nei miei testi solo i 2 risultati non li troverà e gli sembreranno incomprensibili, sembreranno solo controsensi, ma è nella terza faccia della moneta che si nasconde il messaggio, e in realtà non sto parlando solo di testi.

Pensi che il rap italiano stia cambiando: suoni, rapper, pubblico? Se sì, come?

Il rap italiano è cambiato e sinceramente non so se in meglio o in peggio. Ma non è cambiato solo il rap italiano.

È cambiato tutto nel mondo ed io quasi quasi me ne inizio a fregare di osservarlo perché a forza di guardare come le cose sono cambiate sono io ad essere cambiato.

Dico un sacco di cazzate e non ho appigli reali per vivere una vita vera.

Io, come tutti credo. Il rap a volte sembra aiutare tutto ciò dando piccole spinte in più verso il baratro.

Vocabolario ampio, deduco che leggi molto. Ultimo libro letto?

No, leggo pochissimo, non riesco a stare seduto e appena lo faccio succede qualcosa di catastrofico. Ma sei fortunato oggi perché in questo periodo sto leggendo di più.

Sto leggendo una raccolta di poesie di Sergio Corazzini, poeta crepuscolare di inizio ‘900, morto a 21 anni.

Me l’ha prestato una persona misteriosa che, forse, vuole dirmi qualcosa.

Qualora non facessi il rapper, cosa faresti?

Credo che studierei matematica, oppure fisica.

La musica in effetti è matematica emozionalizzata, o emozione matematicizzata.

Se non scegliessi appunto i numeri, sui quali si costruisce il mondo visibile, dedicherei tutta la mia vita alla spiritualità. Non ridere.

Non ho nessuna protezione del cielo, dunque necessito in ogni caso o dell’arma della matematica (contro enti metafisici nemici che chiamo: pendoli) o finalmente di un ordine nello spirito (che chiamo: salvezza per mano di Dio).

Intanto giro mano nella mano con una musa però. Aspetto. La mano mi suda.

Zeta: come valuti quest’esperienza e cosa ti ha lasciato?

Nel film Zeta io faccio me stesso, rappresentato come il freestyler da battere per arrivare alla finale.

Sento di poter dire di avere una delle scene più tese del film, dove attitudine ed inquadrature degli sguardi trasmettono, in tutta la sfida, il sentimento di tensione che si prova in una gara di freestyle.

Sento di poter dire anche di un’altra cosa, io sono l’unico nel film ad avere un nome che rappresenta un sentimento.

Pensaci bene, io sono il fottuto sentimento che il protagonista deve battere per arrivare alla fine.

Pochi hanno compreso che sono la parte esoterica del film, non a caso il numero che nomino nel freestyle compare anche in altri punti della storia, e io come al solito non posso fare a meno di fare lo stregone. Ma bisogna provare ad andare oltre per leggere il sottile.

Cosa ha in mente Rancore per i suoi prossimi concerti?

Volevo dare una veste innovativa al mio spettacolo soprattutto in occasione del riarrangiamento di SeguiMe Remind, dunque ho deciso di presentare

The GusBumps Show. Lo Show porterà in Italia tutti i brani che realizzai appunto in SeguiMe, oltre che a molte sorprese che credo non si aspettano minimamente.

La particolarità da sottolineare è che, insieme a me sul palco, ci sarà la misteriosa The GusBumps Orchestra.

Oscure figure che uniranno il suono del violino e del pianoforte al mio rap.

Sarà uno spettacolo da piccoli, appunto, “brividi”.

Secondo me non si può mancare a questo show.

Ti auguriamo un grosso in bocca a lupo per il tuo progetto in uscita a breve e ti ringraziamo per l’intervista.

Grazie a voi, di cuore.