greve Music / Un Sigaro con...

Greve è un MC: anticonformista, geloso della libertà, che sputa rime violente in faccia ad un’umanità che “sì, mi fa schifo”.

Membro del crew DISSOCIATI, è nato e vissuto a Torino, città per lui “basilare su tutto e per tutto”, nonostante sia “sempre scappato”, crescendo in un contesto profondamente Hip Hop, che ha rispecchiato il suo modo di approcciarsi alla vita.

Solo adesso, dopo anni di esperimenti musicali, ha deciso di esordire con Fino All’Osso e da lì ha aperto il proprio futuro, come una finestra su un mondo al quale fino ad oggi, si era solo timidamente affacciato. Un MC, che cerca di descrivere se stesso tramite la musica, profondo e violento con le rime, che dice tutto, ma nasconde alcuni aspetti perché “la gente parla troppo e molte volte a sproposito”, mentre l’obiettivo è che “parli la mia musica”.

Fino All’Osso è il tuo esordio ufficiale. Prima di questo Greve chi era?

Sempre lo stesso, non è cambiato niente, a livello caratteriale e musicale, sopratutto. Anche perché a questo disco ci stavo lavorando da parecchi anni, sia per motivi economici sia perché volevo arrivare a chiudere il lavoro come dicevo io, quindi me lo sono portato dietro per un pò , diciamo. Prima di questo esordio, ho avuto modo di fare Brutal Philosophy con Croma e First Call con DJ Grappo e Zizou, che sono dischi che mi hanno portato a manifestare chi sono realmente musicalmente, e che sopratutto mi hanno portato dove sono – nel mio piccolo ovviamente.

Cosa ti ha avvicinato al rap?

In realtà vari avvenimenti. Mi ci sono ritrovato. Ho sempre viaggiato parecchio già da piccolo… Un sacco di treni e un sacco di sbattimenti. Forse il rap in qualche modo combaciava un po’ con il tipo di vita che facevo: vedevo tante cose, vivevo  tante situazioni… Ti dico, Il primo che mi ha detto “prova” è stato un mio caro amico , nonché compagno del crew DSCT: Diemme, ai tempi DMC. Lui già lo faceva ad un certo livello; nonostante avesse 15 anni – credo -già collaborava con gente come Amir o altri artisti forti della scena. Te ne dico una: aveva fatto una traccia con Gemitaiz e Canesecco, quando erano Extreme Team. In pochi lo sanno…

Hai un fratello che è la più forte macchina da guerra di beatbox. Quanto e in che modo ha influito Aliendee nel tuo iter artistico?

Tantissimo e allo stesso tempo pochissimo. Tanto perché, appunto, essendo un mostro vivente ed essendo mio fratello, ne conosco molto bene il livello. Sicuramente è stato uno stimolo a migliorarmi sempre di più. Poco , perché abitiamo in città diverse e abbiamo 10 anni di differenza: non ci riusciamo a vedere tanto per vari motivi. Ho fatto le mie esperienze e sto facendo la mia gavetta: ho fatto il mio percorso.

Credi che ad un certo punto l’ondata di trap che lentamente sta sommergendo la metrica rap, seppellirà anche la tua ispirazione nel seguire un flow classico?

Io cerco sempre di evitarlo questo discorso. La realtà è che un buon Mc se spacca, spacca su tutto secondo me. Non trovo giusto etichettare le cose, sempre di rap si parla: cambia la sonorità e il tempo, ma quello è. Io la vedo così, ci sono gusti differenti, ma se un prodotto è un bon prodotto non si può dire niente. Io ho rappato su beat trap – roba che uscirà tra non molto – e tutto senza autotune. Scrivere su quel genere di beat mi diverte.

Il tuo disco presenta delle suggestioni molto intimiste con delle rime che si pongono in contrasto: una percezione di un “non accettato”, “non conforme”, “volutamente emarginato”. È una condizione reale in cui ti ritrovi, o il rap tende ad esasperare spesso la situazione per creare un contesto, tipo film pulp?

In realtà sono entrambe le cose: in quel senso di “volutamente emarginato”, come dici tu, mi ci rispecchio pienamente. Il nostro crew non a caso  si chiama DISSOCIATI. Sul “non conforme” anche: ho sempre fatto le cose a modo mio, e credo che sia la strada giusta. Quello che abbiamo fatto fin ora nel suo piccolo, ha avuto una certa rilevanza. L‘ho visto e lo abbiamo visto in vari posti con i nostri occhi: i ragazzi sanno i pezzi e  la gente tutt’ora continua a ordinare dischi e maglie.

Hai deciso di inserire vari feat. Perché si tende a coinvolgere più artisti nel proprio disco a tuo parere?

Quasi tutti i feat del disco sono su una traccia. Per me quella traccia è una grossissima soddisfazione. Con Ruste Juxx ci avevo già collaborato nel pezzo che si chiama Limitless, in cui c’è anche lo Psyco Brain, una traccia di Fist Call. Riuscire a radunare Termanology, Ruste Juxx e UG – tre dei miei mc preferiti e un super dj italiano – era un sassolino dalla scarpa che volevo togliermi. Non a caso l’ho fatto su questo disco. Per me una collaborazione  è una cosa che si fa quando si ha da condividere qualcosa e un certo gusto musicale con certe persone. Io ho un debole per la musica che viene da fuori. Per fortuna, con gli Mc e i Producer esteri, si riescono a fare belle cose grazie alla tecnologia.

Aristotele diceva che “l’uomo è un animale sociale”, mentre tu in Film, il tuo nuovo singolo, vuoi che tutti si allontanino. Ma l’umanità fa davvero così schifo?

Tante volte le persone vogliono traviarti, anche se non con cattiveria, ma cercano di farlo. Io voglio fare quello che voglio.

Cosa ti rende differente se non siamo niente?

…che io sono io.

Per seguire Greve, clicca QUI, mentre per ascoltare il disco, QUI.