Achille Lauro e Boss Doms Sono “Super Fighi Nella Realtà” Music / Un Sigaro con...

Achille Lauro e Boss Doms hanno realizzato Ragazzi Madre, fondendosi in un’unica cosa.

Le produzioni di Achille Lauro sono tutte curate da Boss Doms perché “è scattata un’affinità. Ci conosciamo da una vita e ci troviamo bene. È una persona da paura ed un musicista della madonna” confida Lauro e Doms spiega che “avevamo già collaborato in passato e abbiamo deciso di fare questo disco insieme, perché è necessario interpretare non solo le parole che vanno su un mood di una base, ma è anche la base che deve interpretare le parole. Quindi ci vogliono due persone cardine – scegliendo anche beat di altri magari: uno che parla e uno che suona”.
Così nasce Ragazzi Madre.

Chi era il Lauro prima di essere Achille?

Non penso che adesso sia cambiato rispetto a quello che era prima. Ero lo stesso con la testa dura: si è visto pure nella musica. È stato sempre un insistere su una cosa. Non è cambiato un cazzo.

La scena che descrivi in Prequel sembra quella di un vero ghetto, eppure Roma non sembra essere una città con un così forte disagio. Quanto è reale l’aspetto che descrivi e quanto è invece edulcorato?

Aldilà del ghetto che è una cosa prettamente da gangsta rapper, una scimmiottata americana che non fa per noi, nei quartieri periferici – di Roma, come in un po’ tutte le città – si nota una tensione data dalla mal gestione della città e i pochi soldi che girano. È lo stato d’animo della gente, quando viene abbandonata che crea quell’aspetto reale che descrivo. Autociterei un pezzo mio che dice “L’inferno non è un luogo ma è uno stato d’animo”, frase presa da un libro. Tutte le periferie hanno casi limite: i ragazzini che crescono già tarati in un certo modo per colpa dei genitori, persone che vengono lasciate in 4mq con la muffa al muro… Paradossalmente, una persona se non ha soldi compie azioni che non dovrebbero essere compiute per sopravvivere e ad un certo punto li appoggio pure.

Testi che non vengono esaltati, prendendo spunto da delle realtà lontane dal quotidiano della propria città, ma spaccati quotidiani di un quartiere che Achille Lauro ha visto con i propri occhi. Nello scandire delle parole, si intravede una visione personale, di chi non si avvale di cliché per simulare uno scenario da film, ma di un bambino che ha visto altri bambini crescere lontano dalla famiglia del Mulino Bianco.

A tuo parere quanta importanza hanno i testi dei brani rispetto all’aspetto puramente estetico della cura del personaggio?

Tutta la nostra carriera si basa sulla musica. Il personaggio è una cosa che costruirla è un po’ una cagata, anche se ammetto sia molto importante l’utilizzo giusto dell’immagine al mondo d’oggi con l’utilizzo dei social. Vediamo esempi di pischelli che si vestono bene, ma non sono buoni a fare musica. Quello che resta però è la musica. La musica dura trent’anni, il giacchetto dura tre giorni. Noi siamo super fighi, ma perché siamo super fighi nella realtà.

Credi che il livello della tua musica sia in qualche modo paragonabile ai prodotti USA ai quali trai ispirazione?

C’è più un’affinità ad un suono europeo. Siamo influenzati da ciò che ascoltiamo, dai discorsi che facciamo, dalle cose che guardiamo… Da tutto si prende ispirazione. La nostra è una fusion di ispirazioni: prendiamo tante cose, le mettiamo insieme e ne facciamo una nostra. Ho visto un documentario dei Doors: facciamo un po’ la stessa cosa. Ad esempio, Teatro e Cinema è un pezzo su una strumentale che non c’entra nulla col mondo nostro: french touch – come suggerisce il Doms, che è più acculturato di me.

Teatro & Cinema, appunto, “doveva essere una traccia assestante che io stavo facendo per conto mio. Poi, in studio alle 10 di mattina dopo tutta la notte che stavamo lì, capita che ci spulciamo qualcosa per farci venire idee ed è uscito quel pezzo”.  Il risultato di una notte, anzi, “di un take”, precisa Lauro.

Il Doms racconta un aneddoto su quella traccia: “avevamo l’autotune impostato male. Tutta la prima parte della traccia fino al ritornello: l’autotune sbagliato e l’ho scoperto una settimana dopo. Ho provato a rimetterlo giusto, però suonava bene e l’abbiamo lasciato così” e aggiunge “Non puoi capire che dramma live…”.

Il produttore di Ragazzi Madre prosegue spiegando che per ogni pezzo come per Teatro & Cinema – per il quale i francesismi del testo si sono casualmente inseriti perfettamente tra i bpm del pezzo french touch – anche per le altre tracce è successa la stessa cosa. Come per Ulalala: il Doms ha sentito il testo che “parlava di erba, tutti felici a fumare, ecc., ho pensato reggae, poi periodo trap ed è nato ‘reggae trap’. Per questo ti dicevo: ‘deve combaciare tutto’”.

I produttori dei quali Lauro si è circondato sono collaboratori ed amici fidati. Lauro di loro si fida ciecamente: Doms, Frenetik, Banf, Dogs Life… Loro interpretano “il concetto che vuole esprimere Lauro con la musica”, chiarisce Boss Doms e prosegue “tutto deve avere continuità: il beat deve avere senso con le parole che dice”.

“Non lavoriamo, sì ma lavoriamo”, è un concetto analogo a “No pago afito, no facio opraio” di Bello FiGo?

Paradossalmente potrebbe essere una cosa mezza simile. Ulalala è un pezzo ironico: si prende quella roba street che abbiamo e si trasporta in quel mondo. Per quanto può essere greve la periferia e le conseguenze che ne derivano dallo stare soli e dall’arrangiarsi, uno poi ci scherza pure sopra. Come quando dico: “ho avuto 30 motorini, manco uno mio”, è un po’ quella cosa. Non lavoriamo, però lavoriamo uguale. Non lavori col contratto, ma lavori sotto casa. [ride]

Adesso, il nucleo della produzione si è spostata da una post-fiorente capitale ad una fervente e fertile Milano, tanto che anche Lauro e Doms insieme ad altri artisti provenienti da Roma si sono trasferiti là, ritrovandosi nello stesso condominio e “Abbiamo creato una comune proprio!” esclama Lauro, mentre il Doms descrive la situazione, puntualizzando che “non solo abbiamo creato un ghetto romano, ma di produttori, musicisti, artisti di tutti i tipi. Anche persone che non c’entrano niente con noi, anche di fama internazionale. È uno scambio di opinioni continuo. Vai a casa di qualcuno a prendere un caffè, mette una traccia e ti viene un’idea. È come stare sempre nell’ambiente creativo e prendi spunto da qualsiasi cosa da quando ti svegli a quando vai a dormire” e Lauro interviene “non stacchi mai!” e prima di fare una chiamata conclude “Io lo odio Doms, ormai”. [ride]

Nei tuoi live si sentono alcuni dei tuoi brani remixati DnB da Boss Doms. Verranno mai rilasciati sui tuoi canali?

Lo scopriremo…

Ed è quindi una conferma e Lauro sorridendo mi dà ragione “C’è una bella possibilità che tu ci abbia sgamato…”.

Alcune foto del profilo del tuo cane Bo$$etto hanno più like di quello di Boss Doms. Com’è successo?

Perché Bo$$etto è un animale da Instagram: è talmente scemo e dolce, che io avevo scommesso che in dieci giorni avrebbe killato tutti.

E Doms commenta che “Forse mi devo travestire da bulldog francese”. [ride]

“Le cose non cambiano, noi però sì”, “Cambiare me? Penso è più facile deviare un fiume”, “Le persone non cambiano”. Questo cambiamento è possibile o no?

Dipende. Il detto dice: “il lupo perde il pelo, ma non il vizio” e io ai detti ci credo. In generale però le cose cambiano sempre: è il destino che non si cambia.

“E a te interessa”?

A me non frega un cazzo di niente. [ride]

Ph. Simone Bureca